Franco Barbabella: «Il civismo deve superare i confini locali e diventare protagonista della politica nazionale»

Il presidente di Civici per l’Umbria, storico e filosofo, sottolinea l’importanza di costruire una visione politica condivisa, capace di valorizzare le esperienze territoriali e trasformarle in un progetto nazionale. Democrazia Civile può rappresentare il punto d’incontro tra le diverse realtà civiche.

Franco Barbabella

Mi considero prima di tutto un promotore di Democrazia Civile. Sono uno storico e un filosofo e credo che ogni cosa abbia una storia: anche il civismo ne ha una, costruita attraverso esperienze, tentativi e percorsi che nel tempo hanno cercato di andare oltre la dimensione esclusivamente locale.

Il civismo che immagino è attivo, profondamente radicato nei territori, ma non municipalistico. Parte dai problemi concreti delle comunità, ma deve essere capace di guardare oltre, perché ciò che vogliamo realizzare a livello locale difficilmente può andare avanti senza una visione più generale.

Il mio percorso nasce anche dalla scelta, fatta anni fa, di uscire dalla logica dei partiti e tornare a una condizione di libero cittadino. Sono arrivate poi diverse esperienze civiche e, con Civici per l’Umbria, abbiamo provato già quattro anni fa a costruire un movimento civico nazionale attraverso la Federazione dei Civici Europei. Un tentativo che ha coinvolto persone e realtà provenienti da territori diversi e che oggi rappresenta comunque un patrimonio di esperienza.

È proprio da questi percorsi che dobbiamo ripartire. La sfida è riuscire a costruire un civismo che mantenga il proprio legame con i territori, ma che sappia allo stesso tempo assumere una dimensione più ampia e affrontare questioni che non possono essere risolte esclusivamente dentro i confini di un Comune o di una Regione.

Per questo considero Democrazia Civile un passaggio importante: può diventare lo spazio nel quale esperienze civiche differenti si incontrano, mettono in comune ciò che hanno imparato e costruiscono una visione capace di andare oltre le singole realtà locali.

Non dobbiamo perdere il radicamento territoriale che rappresenta la forza del civismo, ma dobbiamo riuscire a trasformarlo in una capacità politica più ampia. È questo, a mio avviso, il passaggio necessario perché il civismo possa incidere realmente e diventare protagonista anche sul piano nazionale.

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