Mi considero prima di tutto un promotore di Democrazia Civile. Sono uno storico e un filosofo e credo che ogni cosa abbia una storia: anche il civismo ne ha una, costruita attraverso esperienze, tentativi e percorsi che nel tempo hanno cercato di andare oltre la dimensione esclusivamente locale.
Il civismo che immagino è attivo, profondamente radicato nei territori, ma non municipalistico. Parte dai problemi concreti delle comunità, ma deve essere capace di guardare oltre, perché ciò che vogliamo realizzare a livello locale difficilmente può andare avanti senza una visione più generale.
Il mio percorso nasce anche dalla scelta, fatta anni fa, di uscire dalla logica dei partiti e tornare a una condizione di libero cittadino. Sono arrivate poi diverse esperienze civiche e, con Civici per l’Umbria, abbiamo provato già quattro anni fa a costruire un movimento civico nazionale attraverso la Federazione dei Civici Europei. Un tentativo che ha coinvolto persone e realtà provenienti da territori diversi e che oggi rappresenta comunque un patrimonio di esperienza.
È proprio da questi percorsi che dobbiamo ripartire. La sfida è riuscire a costruire un civismo che mantenga il proprio legame con i territori, ma che sappia allo stesso tempo assumere una dimensione più ampia e affrontare questioni che non possono essere risolte esclusivamente dentro i confini di un Comune o di una Regione.
Per questo considero Democrazia Civile un passaggio importante: può diventare lo spazio nel quale esperienze civiche differenti si incontrano, mettono in comune ciò che hanno imparato e costruiscono una visione capace di andare oltre le singole realtà locali.
Non dobbiamo perdere il radicamento territoriale che rappresenta la forza del civismo, ma dobbiamo riuscire a trasformarlo in una capacità politica più ampia. È questo, a mio avviso, il passaggio necessario perché il civismo possa incidere realmente e diventare protagonista anche sul piano nazionale.