Partecipazione democratica, il modello Terni per ricostruire la fiducia dei cittadini.

Cristina Montesi, docente del Dipartimento di Economia dell’Università di Perugia, racconta l’esperienza di partecipazione civica sviluppata a Terni attraverso ascolto, confronto pubblico, storytelling e iniziative collettive per avvicinare cittadini e istituzioni.

Cristina Montesi

La crisi che attraversiamo non è soltanto economica, sociale o politica: è anche una crisi della democrazia e della partecipazione. Per questo credo sia necessario tornare a costruire occasioni nelle quali i cittadini possano essere realmente coinvolti nella vita delle proprie comunità.

La partecipazione non può limitarsi al momento elettorale. Deve diventare un processo continuo, capace di mettere in relazione cittadini, istituzioni, associazioni, imprese e tutte le realtà che compongono un territorio.

L’esperienza che abbiamo sviluppato a Terni ci ha permesso di sperimentare concretamente questo metodo. Abbiamo lavorato attraverso incontri, focus group e momenti di confronto dedicati a problemi specifici della città, cercando prima di tutto di ascoltare direttamente le persone coinvolte.

È importante partire dai bisogni reali e dalle esperienze quotidiane. Quando, ad esempio, abbiamo affrontato il problema dei pendolari, abbiamo chiamato i pendolari stessi a raccontare la loro esperienza, le difficoltà e il disagio che affrontano ogni giorno. Lo storytelling può diventare uno strumento importante perché consente di trasformare un problema generale in una storia concreta, nella quale altre persone possono riconoscersi.

Accanto agli strumenti più tradizionali di confronto abbiamo sperimentato anche modalità di comunicazione più creative. Penso ai flash mob realizzati alla stazione, attraverso i quali abbiamo cercato di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su un problema concreto, utilizzando slogan, simboli e forme di comunicazione capaci di coinvolgere anche emotivamente le persone.

Credo che una buona pratica di partecipazione debba riuscire a combinare ascolto, conoscenza, elaborazione e comunicazione. Non basta individuare un problema: bisogna comprenderlo attraverso chi lo vive, raccogliere informazioni, costruire proposte e poi riuscire a coinvolgere la comunità.

Questo metodo può essere applicato a temi e territori diversi. L’importante è non pensare alla partecipazione come a qualcosa di astratto, ma come a un processo organizzato, nel quale le persone possano portare esperienze e competenze e contribuire concretamente alla costruzione delle soluzioni.

È anche attraverso queste pratiche che possiamo provare a ricostruire fiducia e partecipazione e a ridurre quella distanza tra cittadini e politica che rappresenta oggi uno degli elementi più evidenti della crisi democratica.

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