Autonomia e Ambiente è una rete tra territori che portiamo avanti da sette anni e che affonda le proprie radici nella Carta di Chivasso del 1943, elaborata dagli antifascisti valdostani e dell’area alpina. Da lì nasce un’idea che continua a essere centrale per noi: un’Europa profondamente unita e, allo stesso tempo, fortemente decentrata, nella quale la sussidiarietà abbia un ruolo fondamentale.
In questi anni il nostro lavoro politico e culturale ha permesso di ricostruire una rete di comunicazione tra una dozzina di movimenti territoriali. Per questo guardiamo con grande interesse a ciò che Democrazia Civile sta costruendo: vediamo in questo progetto un possibile allargamento e un moltiplicatore del lavoro che stiamo già portando avanti.
Credo che oggi una delle sfide sia proprio mettere in relazione i diversi civismi, senza cancellarne le specificità e le radici territoriali. Esperienze nate in luoghi diversi possono riconoscersi, dialogare e trovare forme di collaborazione su questioni comuni.
La nostra storia ci offre anche un insegnamento importante. Nel 1953 Piero Calamandrei e Tristano Codignola uscirono dai rispettivi partiti per opporsi alla cosiddetta “legge truffa”. Con pochissime risorse e con il sostegno, tra gli altri, di Adriano Olivetti e di realtà indipendenti presenti nei territori, diedero vita a Unità Popolare.
Fu un’esperienza capace di mettere insieme sensibilità ed esperienze differenti e di incidere concretamente sul corso politico del Paese, pur ottenendo una percentuale elettorale molto piccola.
Quella vicenda ci ricorda che non sempre il peso di un’esperienza politica coincide con la sua dimensione elettorale. Una rete di persone e territori, quando è costruita intorno a obiettivi chiari, può produrre conseguenze molto più grandi dei numeri che inizialmente rappresenta.
Credo quindi che nei prossimi mesi dovremo lavorare con umiltà e pazienza per mettere in rete i nostri civismi e capire come affrontare insieme anche le regole e i meccanismi che oggi condizionano la rappresentanza politica.
La possibilità di collegare esperienze territoriali diverse, mantenendone l’autonomia ma costruendo una capacità comune di iniziativa, è una delle sfide sulle quali possiamo iniziare concretamente a lavorare insieme.