Sicurezza e legalità, Anna Gallucci: «La fiducia nelle istituzioni è fondamentale»

Il sostituto procuratore della Repubblica presso la Procura di Pesaro richiama l'attenzione sull'importanza della prevenzione, dell'educazione dei giovani e dell'efficacia della giustizia per costruire comunità più sicure e rafforzare il rapporto tra cittadini e istituzioni.

Anna Gallucci

Credo che il funzionamento della giustizia, la sicurezza e la legalità siano temi che debbano riguardare tutti in maniera trasversale, perché costituiscono le basi sulle quali fondare una società democratica e una convivenza civile.

Una comunità non può dirsi sicura semplicemente perché diminuisce il numero dei reati denunciati. A volte può accadere persino il contrario: esistono zone, penso soprattutto ad alcune periferie delle nostre città, nelle quali le condizioni di degrado e insicurezza sono tali che i cittadini arrivano a non denunciare più.

Quando le persone smettono di rivolgersi alle forze dell’ordine o alla magistratura perché pensano che non servirà a nulla, abbiamo un problema molto serio di fiducia nelle istituzioni. Le statistiche possono registrare meno denunce, ma questo non significa necessariamente che siano diminuiti i reati o che sia aumentata la sicurezza.

Il cittadino che si rivolge alle istituzioni vuole vedere un risultato. Da questo punto di vista dobbiamo confrontarci anche con il tema della certezza e dell’efficacia della pena. Quando una pena viene prevista ma, attraverso una serie di benefici o riduzioni, non trova poi concreta applicazione nei termini attesi, il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura rischia di essere percepito come inefficace e nel cittadino cresce un senso di sfiducia.

Ma la legalità non si costruisce soltanto nei tribunali. Si costruisce molto prima, partendo dalle fondamenta, e quindi anche dall’educazione nelle scuole.

Durante la mia esperienza a Rimini, insieme ai colleghi, agli avvocati, alla polizia penitenziaria e alla direzione della casa circondariale, abbiamo realizzato un progetto rivolto agli studenti. Li portavamo a conoscere direttamente una parte dell’istituto penitenziario e ad ascoltare la testimonianza di un giovane ex tossicodipendente che era riuscito non soltanto a uscire dalla dipendenza, ma anche a compiere un percorso personale che gli permetteva di parlare ad altri ragazzi.

Quell’esperienza mi ha confermato quanto sia importante lavorare sulla prevenzione e sulla consapevolezza. Un giovane che parla ad altri giovani può riuscire a comunicare in maniera molto diretta le conseguenze di determinate scelte e anche a sfatare convinzioni pericolose, come l’idea che alcune sostanze stupefacenti siano innocue.

Se vogliamo costruire comunità più sicure, dobbiamo quindi intervenire prima che la violazione della legge avvenga. Dobbiamo educare alla legalità, rafforzare la fiducia nelle istituzioni e fare in modo che i cittadini non si sentano soli quando chiedono tutela.

La sicurezza non è soltanto assenza di reati. È anche la percezione di vivere in una comunità nella quale le regole vengono rispettate, le istituzioni sono credibili e le persone sanno di poter trovare una risposta quando chiedono protezione.

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