Vengo dal mondo della sanitĆ , dove ho guidato sette grandi aziende sanitarie e ospedaliere in tre regioni italiane. Sono entrato successivamente in politica, in Consiglio regionale, attraverso unāesperienza civica, senza un partito alle spalle. Ć anche da questa esperienza che nasce la mia riflessione sul significato del civismo.
Il civismo non può essere sinonimo di āpensiero cortoā, nĆ© può ridursi a un espediente costruito in occasione del turno elettorale successivo. Se ĆØ questo, serve a poco. Prima ancora di costruire una rete, dobbiamo avere chiari i valori fondanti che tengono insieme le persone e danno una prospettiva al progetto.
Con Progetto Marche stiamo lavorando proprio in questa direzione: costruire una proposta che abbia un orizzonte lungo e che sappia guardare al futuro della nostra regione. Abbiamo scelto di mettere insieme esperienze e provenienze politiche diverse, perchĆ© ciò che ci interessa non ĆØ lāappartenenza originaria, ma la possibilitĆ di lavorare intorno a un progetto condiviso.
Dentro la nostra associazione convivono infatti persone provenienti da esperienze differenti. Ć uno schema aperto, al cui centro cāĆØ unāipotesi civica che vuole essere libera dalle logiche opportunistiche locali e capace, invece, di costruire una prospettiva più ampia.
Il punto fondamentale ĆØ passare dalla semplice volontĆ a un progetto. Senza programmi e senza contenuti rischiamo di rimanere legati soltanto da una generica intenzione. La politica, invece, ha bisogno di idee che possano essere discusse, condivise e tradotte in scelte.
Per questo mi interessa molto il concetto di āpensiero lungoā. Viviamo in una stagione nella quale il pensiero corto e il fiato corto sembrano essere diventati la regola. Al contrario, abbiamo bisogno di costruire progetti capaci di guardare alle nuove generazioni e di immaginare ciò che vogliamo essere tra venti o trentāanni.
Ć intorno a uno schema progettuale di questo tipo che si può costruire anche il rapporto tra territori diversi. Penso innanzitutto alle Marche, alla Toscana e allāUmbria, ma anche allāEmilia-Romagna e al Lazio: territori che possono dialogare, condividere esperienze e creare occasioni comuni.
In questo senso vedo uno spazio concreto di collaborazione con Democrazia Civile. Non si tratta semplicemente di mettere insieme sigle, ma di creare occasioni di confronto nelle quali realtĆ civiche diverse possano riconoscersi intorno a valori, programmi e obiettivi comuni.
Noi abbiamo già avviato nelle Marche un calendario di incontri e siamo disponibili a costruire momenti di confronto anche insieme a Democrazia Civile. à così, attraverso il dialogo tra territori e la costruzione di progetti condivisi, che il civismo può superare la dimensione locale e assumere una prospettiva più ampia.