Cosa significa, oggi, tornare a fare politica partendo dalle persone e non dagli schieramenti? È la domanda che ha attraversato la prima Agorà Civica di Democrazia Civile, che sabato 3 ottobre ha riunito al Caurum Hall di Arezzo cittadini, amministratori, giornalisti, professionisti e realtà civiche provenienti da territori diversi.
«Non dobbiamo più decidere da che parte stare. Vogliamo scegliere dove andare». È uno dei messaggi che Sauro Pellerucci, presidente di Democrazia Civile, consegna al termine di “Ritorno alla Civiltà”, la prima Agorà Civica del movimento, che sabato 3 ottobre ha riunito al Caurum Hall di Arezzo cittadini, amministratori, giornalisti, rappresentanti del mondo civico, professionisti e realtà provenienti da territori diversi.
Al centro della riflessione di Pellerucci c’è il rapporto sempre più difficile tra politica e società civile e la necessità di superare quella che definisce una “cultura dello scontro permanente”.
«Siamo arrivati a un punto in cui troppo spesso i cittadini non comprendono più il linguaggio della politica e la politica, a sua volta, sembra non riconoscere più i cittadini. La contrapposizione è diventata quasi una condizione necessaria per esistere: prima ancora di parlare di un problema o di proporre una soluzione, sembra necessario dichiarare da che parte si sta».
Da qui la proposta di Democrazia Civile: ripartire dai territori, dai luoghi nei quali le persone vivono concretamente la propria quotidianità.
«È nelle città e nei territori che respiriamo, lavoriamo, amiamo, ci incontriamo. È lì che formiamo la società civile ed è da lì che deve tornare a nascere l’agenda politica. La politica deve ricominciare ad ascoltare questa realtà, non pretendere di costruirla dall’alto».
Per Pellerucci, il civismo assume oggi una nuova dimensione: conserva autonomia e radicamento nei territori e acquisisce, allo stesso tempo, una dimensione politica nazionale, capace di mettere in relazione esperienze, competenze e comunità diverse. «Il civismo ha radici profonde e uno spazio enorme nel quale crescere. Dobbiamo metterlo nelle condizioni di affrontare i temi senza trasformarli immediatamente in divisioni, con un fine molto semplice: il bene comune. Un concetto quasi disarmante nella sua semplicità, perché tutti facciamo parte del bene comune».
È su questo terreno che Pellerucci colloca uno dei principi fondanti del nuovo movimento: “Non abbiamo bisogno di nemici per esistere”.
«Chi riesce a definire il proprio valore soltanto in opposizione a qualcun altro finisce per dipendere proprio da ciò che combatte. Noi vogliamo esistere per dialogare, ascoltare e costruire. Perché le buone idee non sono di parte».
Una visione sintetizzata anche nell’espressione “Sì alle passioni, no alle fazioni”. Secondo Pellerucci, la democrazia non può ridursi alla scelta obbligata fra due schieramenti contrapposti: «Una società democratica deve essere libera di immaginarsi e di inventarsi. Non abbiamo bisogno di sognare per uscire dalla realtà: dobbiamo costruire una realtà capace di farci uscire dall’incubo della contrapposizione continua». Imprenditore, scrittore e da anni impegnato in attività culturali e civili, Sauro Pellerucci è oggi presidente di Democrazia Civile, il movimento che ha scelto Arezzo per la sua prima Agorà Civica nazionale.
Da Arezzo arriva quindi anche una domanda sul futuro dell’attuale schema politico: «E se il bipolarismo fosse un’esperienza superata che ancora non sa di esserlo? Se ciascun polo riuscisse a reggersi soprattutto grazie all’opposizione all’altro?».
La prospettiva indicata da Democrazia Civile è quella di “tornare a unire ciò che è diviso”, partendo dalla società civile.
«Si parla di polo di destra, polo di sinistra e terzo polo. Noi pensiamo che il primo polo debba essere la società civile che decide di assumersi la responsabilità di governarsi. È da qui che la politica può ripartire».
Pellerucci rivendica infine per Democrazia Civile una vocazione precisa: essere una forza di governo, non un movimento costruito sulla protesta o sull’opposizione.
«Democrazia Civile non nasce contro qualcuno. Nasce per dialogare e ascoltare, per unire e non dividere. Vogliamo portare i valori civici e civili al governo della società democratica: fiducia, competenza, efficienza, metodo, rispetto, legalità e bene comune».
E proprio la parola che dà il titolo alla prima Agorà diventa, nelle conclusioni del presidente, il punto da cui ripartire: civiltà.
«È questa la civiltà che vogliamo far rifiorire. Una politica capace di riconoscere ciò che unisce prima di ciò che divide e di restituire spazio alle persone, alle comunità e alle buone idee».
Il riferimento finale è alle parole di Italo Calvino ne Le città invisibili, quando Marco Polo invita a cercare e riconoscere, in mezzo all’inferno, ciò che inferno non è, “e farlo durare, e dargli spazio”.
«Noi vogliamo fare esattamente questo – conclude Pellerucci – : dargli spazio. Per farlo rifiorire».